Un’esperienza unica

Dietro le quinte di un grande evento di scialpinismo a Bormio

Sono stati quaranta giorni intensi, impegnativi e, per molti versi, irripetibili. Un percorso iniziato formalmente a metà gennaio, ma che in realtà affonda le sue radici già nei mesi precedenti, tra riunioni preparatorie e incontri organizzativi tra Milano e Bormio.

Un lavoro lungo, articolato e complesso, che ha visto il coinvolgimento di molte persone, professionalità diverse e una straordinaria capacità di collaborazione.

Nei primi giorni a Bormio il nostro gruppo non era ancora al completo: impegni universitari, ferie non ancora disponibili e altri vincoli hanno portato a una partenza graduale.

Questo tempo iniziale è stato fondamentale per comprendere a fondo il contesto, analizzare la progettualità già esistente e fare tesoro dell’enorme esperienza maturata l’anno precedente dagli amici di Bormio, che avevano curato l’evento dimostrativo. Da lì si è iniziato a costruire, passo dopo passo, un lavoro impegnativo, alternando momenti di grande intensità ad altri più gestibili, con l’obiettivo di affrontare fin da subito le criticità maggiori.

La tracciatura delle prime salite e discese, in particolare per la gara Sprint e la Mixed Relay, ha richiesto uno sforzo tecnico e fisico notevole.

Un capitolo a parte merita la realizzazione della scala: una struttura imponente, pesante e complessa da posizionare, che ha richiesto un montaggio accurato, scalino dopo scalino, adattandosi a una pendenza diversa da quella naturale del terreno. Da segnalare che la scala è stata realizzata lo scorso anno per la gara Event disputata a Bormio.

In questo passaggio il supporto degli Alpini della Brigata Taurinense è stato determinante, così come il contributo fondamentale di Bormio Ski e dei suoi gattisti, che hanno lavorato senza sosta per modellare il terreno e garantire la sicurezza e la funzionalità del percorso.

Non meno impegnativa è stata la fase di posa dei corrugati, necessari per l’alloggiamento di tutti i cavi destinati alle riprese televisive, al VAR e ai sistemi di cronometraggio. Un lavoro invisibile agli occhi del pubblico, ma essenziale, svolto scavando trincee profonde per evitare interferenze con i mezzi battipista. Parallelamente, con l’avvicinarsi delle gare di discesa, si è lavorato intensamente sulla predisposizione delle vie di accesso alle tribune di neve, che hanno accolto migliaia di spettatori nel tratto finale della pista Stelvio. Questo ha comportato il posizionamento di centinaia di metri di reti di protezione e la continua riorganizzazione degli spazi, spesso completata la sera prima delle gare e smontata all’alba per consentire la rifresatura della pista.

L’esperienza sul campo ha portato anche a interventi correttivi: dopo la prima gara ci si è resi conto delle difficoltà del pubblico nell’accesso ad alcune aree, soprattutto in assenza di ramponcini. Da qui la decisione di realizzare vere e proprie scalinate scavate nella neve e nel ghiaccio, un ulteriore lavoro impegnativo che ha richiesto coordinamento, tempo ed energie.

Dopo l’ultima gara di discesa, lo slalom speciale, nel pomeriggio del 16 febbraio, è iniziata una nuova fase altrettanto complessa: lo smontaggio e la riconfigurazione del tratto finale della pista, completamente realizzato su neve riportata. Un’operazione portata avanti durante la notte dai gattisti, che hanno spostato vere e proprie montagne di neve per adattare il tracciato alle esigenze della gara Sprint, traducendo i disegni progettuali in soluzioni concrete sul terreno.

Le giornate di gara sono state intense ed emozionanti. La nevicata abbondante, iniziata alcune ore prima della gara, se da un lato ha reso l’atmosfera ancora più suggestiva e autenticamente scialpinistica, dall’altro ha richiesto un lavoro continuo di pulizia delle strutture e delle zone di cambio.

Sveglia ben prima dell’alba, operatività dalle prime luci del mattino e una concentrazione costante per garantire che tutto funzionasse al meglio.

Ammettiamolo onestamente; è mancata la “ciliegina sulla torta”, una medaglia per gli atleti di Albosaggia, ma restano due ottimi quinti posti e la consapevolezza che tutti hanno dato il massimo.

Conclusa l’ultima gara, lo smontaggio finale si è rivelato più rapido del previsto: in poche ore corrugati, strutture e scala sono stati rimossi grazie ad una coordinazione straordinaria fra gattisti, volontari e staff, chiudendo così un’avventura intensa e straordinaria.

Ciò che resta, oltre alla fatica, è soprattutto un grande lavoro di squadra. Un team affiatato, nuove amicizie nate sul campo, momenti di confronto acceso ma sempre costruttivo con discussioni tecniche finalizzate a trovare le soluzioni migliori. Un’esperienza probabilmente irripetibile, che ha rappresentato un’opportunità enorme sia dal punto di vista umano che sportivo.

Ringraziamenti

I ringraziamenti sono molti e sentiti. Un grazie particolare a Ivan, che ha saputo cogliere l’opportunità e garantire la disponibilità del gruppo nei momenti più delicati; a chi ha creduto che la Polisportiva avesse le competenze per gestire un incarico di questo livello; a Massimo e Maurizio che hanno gestito al meglio rispettivamente il team operativo ed i rapporti “istituzionali” con i tanti organismi coinvolti; a Omar Galli per la fiducia accordata e per l’enorme capacità di coordinamento e di essere “sempre ed ovunque sul pezzo”; a Michela Martinelli, riferimento diretto per lo scialpinismo; ai magazzinieri, in particolare ad Angelo, sempre presente e disponibile; ai gattisti, in primis Andrea “Lupo” Olcelli e Gillo, instancabili a ogni ora del giorno e della notte; agli Alpini, fondamentali nel montaggio della scala; e a tutti i volontari (alcuni di Albosaggia) e membri dello staff che hanno lavorato con dedizione e spirito di servizio.

Un sentito grazie alla CAMP che nostro partner da tantissimi anni, ci ha fornito materiali tecnici utilissimi per lo svolgimento delle attività.

L’evento ha dimostrato che lo scialpinismo può parlare a un pubblico vastissimo. I dati di ascolto televisivo, con share a due cifre e oltre due milioni di spettatori, raccontano un successo che va oltre ogni aspettativa.

Numeri impensabili per una disciplina abituata a contare poche centinaia di spettatori lungo il percorso. È un segnale forte, un punto di partenza per raccontare meglio questo sport, spiegarne i gesti, i significati, la tecnica e la bellezza.

Con questo spirito si chiude un capitolo importante. Con gratitudine, orgoglio e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di grande. Arrivederci alla prossima avventura. Forse a una nuova Olimpiade. Anche se, lo sappiamo già, sarà difficile replicare un’esperienza così.