La nostra avventura Olimpica

Una storia di persone che hanno creduto nello scialpinismo prima di tutti

L’ingresso dello scialpinismo nel programma olimpico non è soltanto una novità sportiva.
È un passaggio storico che sancisce il riconoscimento internazionale di una disciplina nata e cresciuta in ambiente, fatta di fatica, silenzio, tecnica e profondo rispetto per la montagna.

Che questa prima Olimpiade dello scialpinismo veda la Polisportiva Albosaggia direttamente coinvolta nella preparazione delle gare, nella gestione del percorso e con i propri atleti in Nazionale rappresenta qualcosa di straordinario, difficilmente ripetibile e destinato a rimanere nella storia di questo sport.

Crederci quando non c’erano certezze

Tutto inizia molto prima delle decisioni ufficiali, dei format televisivi e delle assegnazioni delle location.
Il 13 settembre 2019, giorno dell’assegnazione delle Olimpiadi, Albosaggia è in Piazza Garibaldi a Sondrio con i suoi ragazzi. Sono tanti, rumorosi, entusiasti. Non sapevamo ancora nulla, non avevamo certezze, ma c’è una speranza che aleggiava nell’aria: che lo scialpinismo possa, prima o poi, diventare olimpico.

All’epoca non c’erano conferme, né opportunità concrete. Era tutto, come viene detto nella trascrizione, “campato in aria”. Eppure la Polisportiva Albosaggia sceglie di esserci, di festeggiare, di credere.

Subito dopo arriva quello che viene definito un vero e proprio “colpo di genio”:
in accordo con il sindaco Graziano Murada, la Polisportiva invia una lettera al Presidente del CONI, dichiarando formalmente la disponibilità a mettersi in gioco qualora lo scialpinismo fosse diventato disciplina olimpica, proponendo Albosaggia, la Valmalenco e Sondrio come territori pronti ad accoglierlo.

La risposta del CONI arriva ed è positiva. Non è un sì operativo, ma un riconoscimento importante: “ne terremo conto”.
Per la Polisportiva Albosaggia è già una grande soddisfazione. Ma non basta.

Dal sogno alla progettualità

Inizia così una fase di lavoro intenso e silenzioso.
Viene costruito un programma strutturato, un dossier tecnico molto articolato che affronta nel dettaglio ogni aspetto necessario alla realizzazione di una location per lo scialpinismo olimpico: logistica, sicurezza, tracciati, accessi, caratteristiche ambientali.

È chiaro fin da subito che il Campei, pur essendo un luogo simbolico per la Polisportiva, non può essere la sede ideale per motivi logistici. L’attenzione si concentra quindi sulla Valmalenco, con Chiesa per le gare individuali (che allora si pensava potessero essere incluse) e su Caspoggio, forte dell’esperienza maturata con la Coppa del Mondo del 2016 – una gara definita “fenomenale”, replicata poi nel 2022, capace di trasformare il centro del paese in un palcoscenico internazionale.

Il dossier è accurato, tecnico, credibile. È il lavoro di chi questo sport lo pratica, lo organizza e lo vive da decenni.

Lo sci alpinismo diventa olimpico: accettare la sfida

Quando arriva la notizia ufficiale – lo scialpinismo entra nel programma olimpico con le discipline Sprint e Mixed Relay – non mancano i malumori.
All’interno del movimento c’è chi fatica ad accettare un format lontano dallo scialpinismo “tradizionale”, quello in ambiente, fatto di lunghe salite, creste, canalini, boschi e pareti nord.

La posizione della Polisportiva Albosaggia è netta e matura: non ha senso remare contro. Come nell’atletica convivono i 100 metri e la maratona, così nello scialpinismo possono convivere modelli diversi. Uno è televisivo, compatto, spettacolare. L’altro resta l’anima profonda della disciplina.

Entrambe hanno dignità. E soprattutto, entrambe contribuiscono a far crescere lo sport.

La “doccia fredda” delle location e la consapevolezza della Valtellina

La decisione di non aprire nuove location e di concentrare le gare a Bormio, all’interno di un’Olimpiade già molto diffusa, inizialmente pesa.
Ma la delusione lascia presto spazio alla consapevolezza.

Bormio è in Valtellina.
E la Valtellina è la terra madre dello scialpinismo moderno: qui sono nati materiali, tecnologie, aziende, qui si è sviluppato un movimento fortissimo, soprattutto a livello giovanile.

In questo contesto la Polisportiva Albosaggia emerge come realtà di riferimento nazionale: sette anni consecutivi di vittorie della Coppa Italia giovanile, prima società civile in Italia, seconda assoluta dietro solo all’Esercito, un vivaio che da anni produce atleti di altissimo livello.

I numeri che raccontano un movimento

I giovani della Polisportiva Albosaggia vincono da anni, passano ai corpi militari, salgono di categoria, conquistano podi e vittorie.

In Coppa del Mondo giovanile, Silvia Boscacci domina con vittorie e podi continui.
Gli ex atleti Michele Boscacci, Giulia Murada, Rocco Baldini, Erik Canovi, Luca Curioni e Lorenzo Milesi, passati ai corpi militari, ottengono risultati di altissimo livello.
Un segnale inequivocabile: il lavoro sul settore giovanile è profondo, strutturato, vincente.

La chiamata olimpica: Albosaggia al centro

Tra luglio e agosto arriva la notizia che cambia tutto:
la Polisportiva Albosaggia viene coinvolta nella preparazione del percorso olimpico di scialpinismo a Bormio.

Non si tratta di una collaborazione marginale. Dopo una serie di incontri con la direzione di gara – in particolare con Omar Galli – alla Polisportiva viene affidata la gestione concreta del percorso.

Vengono messe in campo le figure chiave:

  • Massimo Murada, direttore di percorso, con un’esperienza vastissima che spazia dalle gare locali alle Coppe del Mondo;
  • Maurizio Folini, direttore di gara, guida alpina, riferimento per gli aspetti tecnici;
  • un gruppo operativo di 13 persone, tutte profondamente competenti, molte con un passato agonistico di alto livello.

Tra loro anche figure storiche come Ivan Murada e Graziano Boscacci i primi campioni del mondo dello scialpinismo.

Un lavoro immenso, spesso invisibile

Dal 12 gennaio, per settimane, il gruppo lavora quotidianamente a Bormio.
Si analizzano i progetti federali approvati dal CIO, si valutano criticità, si apportano modifiche. Si tracciano salite e discese con i gattisti del Bormio Ski.

Viene preparata la celebre scala finale, con 42 gradini ripidissimi da affrontare con gli sci nello zaino: un passaggio iconico, spettacolare, ma estremamente tecnico, da stabilizzare, allineare, riempire di neve e mettere in sicurezza.

Si scavano canaline nella neve gelata per posare chilometri di corrugati destinati ai cavi delle circa 60 telecamere presenti lungo il percorso.
Un lavoro fatto con mezzi meccanici, ma anche a mano, con piccone e badile, come se si lavorasse nella terra.

Un intreccio mai visto prima

A rendere tutto ancora più straordinario c’è un dato che ha dell’incredibile:
gli atleti convocati in Nazionale per le gare olimpiche di scialpinismo sono tutti di Albosaggia.

Michele Boscacci, 3 volte vincitore della coppa del mondo assoluta e di tutti le più importanti competizioni internazionali, Giulia Murada ed Alba De Silvestro (veneta, ma sposata e residente in Albosaggia).

Atleti di Albosaggia in gara.
La Polisportiva Albosaggia a preparare il percorso.
La Polisportiva Albosaggia al centro della prima Olimpiade dello scialpinismo.

Un caso praticamente unico nella storia olimpica.

Profilo basso, ma responsabilità enorme

Per mesi la Polisportiva sceglie il silenzio.
Non per scaramanzia, ma per rispetto: per le migliaia di persone coinvolte, per chi lavora sulla pista Stelvio, per chi rende possibile un evento di questa portata.

Poi arriva il momento di dirlo: Albosaggia c’è.
E se lo sci alpinismo olimpico piacerà, se il format funzionerà, se il pubblico si appassionerà, una parte importante del merito passerà anche da qui.

E finalmente oggi 19 febbraio ecco il debutto olimpico sotto una iconica e fitta nevicata. Biglietti esauriti, tantissimo pubblico – tantissimi di Albosaggia – ed un successo mediatico enorme

Oltre le polemiche, verso il futuro

Come già accaduto per tanti altri sport in precedenza, anche lo scialpinismo olimpico è un format pensato per la televisione e per il grande pubblico. Non sostituisce lo scialpinismo tradizionale: lo affianca, lo racconta, lo fa conoscere.

Chi scopre questo sport grazie alle Olimpiadi, domani potrà praticarlo in montagna, in sicurezza, con consapevolezza.
Ed è esattamente questo l’obiettivo che la Polisportiva Albosaggia persegue da sempre.

È questa la vera vittoria.

Una storia che resterà

Questa non è solo una cronaca sportiva.
È un capitolo di storia dello scialpinismo.

La Polisportiva Albosaggia ha creduto in questo sport prima di molti altri, lo ha fatto crescere, lo ha portato alle Olimpiadi e oggi ne accompagna il debutto più importante di sempre.

Una storia di montagna, persone e visione.
E soprattutto, una storia che continuerà.